• Avv. Andrea Guidi

Reati tributari: il testo del D.lgs. 74/2000 integrato con le modifiche introdotte dal D.L. 124/2019


Decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74; testo dell’articolato con le modifiche introdotte dal Decreto legge n.124 del 26 ottobre 2019 (la premessa è stata omessa).

Testo di legge previgente estratto da “Normattiva”

Le modifiche sono evidenziate in grassetto giallo


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DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74

Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205.


Titolo I DEFINIZIONI

Art. 1

Definizioni


1. Ai fini del presente decreto legislativo:

a) per "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" si

intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio

analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni

non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i

corrispettivi o l'imposta sul valore aggiunto in misura superiore a

quella reale, ovvero che riferiscono l'operazione a soggetti diversi

da quelli effettivi;

b) per "elementi attivi o passivi" si intendono le componenti,

espresse in cifra, che concorrono, in senso positivo o negativo, alla

determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini

dell'applicazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto e

le componenti che incidono sulla determinazione dell'imposta

dovuta;

c) per "dichiarazioni" si intendono anche le dichiarazioni

presentate in qualità di amministratore, liquidatore o

rappresentante di società, enti o persone fisiche o di sostituto

d'imposta, nei casi previsti dalla legge;

d) il "fine di evadere le imposte" e il "fine di consentire a

terzi l'evasione" si intendono comprensivi, rispettivamente, anche

del fine di conseguire un indebito rimborso o il riconoscimento di un

inesistente credito d'imposta, e del fine di consentirli a terzi;

e) riguardo ai fatti commessi da chi agisce in qualità di

amministratore, liquidatore o rappresentante di società, enti o

persone fisiche, il "fine di evadere le imposte" ed il "fine di

sottrarsi al pagamento" si intendono riferiti alla società, all'ente

o alla persona fisica per conto della quale si agisce;

f) per "imposta evasa" si intende la differenza tra l'imposta

effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero

l'intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto

delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto,

di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della

presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo

termine; non si considera imposta evasa quella teorica e non

effettivamente dovuta collegata a una rettifica in diminuzione di

perdite dell'esercizio o di perdite pregresse spettanti e

utilizzabili;

g) le soglie di punibilità riferite all'imposta evasa si

intendono estese anche all'ammontare dell'indebito rimborso richiesto

o dell'inesistente credito di imposta esposto nella dichiarazione.

g-bis) per "operazioni simulate oggettivamente o

soggettivamente" si intendono le operazioni apparenti, diverse da

quelle disciplinate dall'articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000,

n. 212, poste in essere con la volontà di non realizzarle in tutto o

in parte ovvero le operazioni riferite a soggetti fittiziamente

interposti;

g-ter) per "mezzi fraudolenti" si intendono condotte artificiose

attive nonché quelle omissive realizzate in violazione di uno

specifico obbligo giuridico, che determinano una falsa

rappresentazione della realtà.


Titolo II DELITTI Capo I Delitti in materia di dichiarazione

Art. 2.

Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti

pe operazioni inesistenti


1. È punito con la reclusione da quattro a otto anni

chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore

aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni

inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a

dette imposte elementi passivi fittizi.

2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri

documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti

sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono

detenuti a fine di prova nei confronti dell'amministrazione

finanziaria.

2-bis. Se l'ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a

euro centomila, si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei

anni.

3. COMMA ABROGATO DAL D.L. 13 AGOSTO 2011, N. 138, CONVERTITO CON

MODIFICAZIONI DALLA L. 14 SETTEMBRE 2011, N. 148.


Art. 3.

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici


1. Fuori dai casi previsti dall'articolo 2, è punito con la

reclusione da tre a otto anni chiunque, al fine di

evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo

operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero

avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad

ostacolare l'accertamento e ad indurre in errore l'amministrazione

finanziaria, indica in una delle dichiarazioni relative a dette

imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo

od elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizi, quando,

congiuntamente:

a) l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle

singole imposte, a euro trentamila;

b) l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti

all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi

fittizi, è superiore al cinque per cento dell'ammontare complessivo

degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o comunque, è

superiore a euro un milione cinquecentomila, ovvero qualora

l'ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in

diminuzione dell'imposta, è superiore al cinque per cento

dell'ammontare dell'imposta medesima o comunque a euro trentamila.

2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di documenti falsi

quando tali documenti sono registrati nelle scritture contabili

obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti

dell'amministrazione finanziaria.

3. Ai fini dell'applicazione della disposizione del comma 1, non

costituiscono mezzi fraudolenti la mera violazione degli obblighi di

fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture

contabili o la sola indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di

elementi attivi inferiori a quelli reali.


Art. 4.

Dichiarazione infedele


1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la

reclusione da due a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte

sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni

annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare

inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti,

quando, congiuntamente:

a) l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle

singole imposte, a euro centomila;

b) l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti

all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi

inesistenti, è superiore al dieci per cento dell'ammontare

complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o,

comunque, è superiore a euro due milioni.

1-bis. Ai fini dell'applicazione della disposizione del comma 1,

non si tiene conto della non corretta classificazione, della

valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti,

rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati

comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione

rilevante ai fini fiscali, della violazione dei criteri di

determinazione dell'esercizio di competenza, della non inerenza,

della non deducibilità di elementi passivi reali.

[1-ter. Fuori dei casi di cui al comma 1-bis, non danno luogo a

fatti punibili le valutazioni che singolarmente considerate,

differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette.

Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella

verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dal

comma 1, lettere a) e b ] abrogato


Art. 5.

Omessa dichiarazione


1. È punito con la reclusione da due a sei anni

chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore

aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni

relative a dette imposte, quando l'imposta evasa è superiore, con

riferimento a taluna delle singole imposte ad euro cinquantamila.

1-bis. È punito con la reclusione da due a sei anni chiunque non presenta, essendovi obbligato, la dichiarazione di sostituto d'imposta, quando l'ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro cinquantamila.

2. Ai fini della disposizione prevista dai commi 1 e 1-bis non si

considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni

dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno

stampato conforme al modello prescritto.


Art. 6.

T e n t a t i v o

1. I delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non sono comunque

punibili a titolo di tentativo.


Art. 7

(ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 24 SETTEMBRE 2015, N. 158)


Capo II Delitti in materia di documenti e pagamento di imposte

Art. 8.

Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti


1. È punito con la reclusione da quattro a otto anni

chiunque, al fine di consentire a terzi l'evasione delle imposte sui

redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri

documenti per operazioni inesistenti.

2. Ai fini dell'applicazione della disposizione prevista dal comma

1, l'emissione o il rilascio di piu' fatture o documenti per

operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si

considera come un solo reato.

2-bis. Se l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o

nei documenti, per periodo d'imposta, è inferiore a euro centomila,

si applica la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

3. COMMA ABROGATO DAL D.L. 13 AGOSTO 2011, N. 138, CONVERTITO CON

MODIFICAZIONI DALLA L. 14 SETTEMBRE 2011, N. 148.

Art. 9.

Concorso di persone nei casi di emissione o utilizzazione di fatture

o altri documenti per operazioni inesistenti


1. In deroga all'articolo 110 del codice penale:

a) l'emittente di fatture o altri documenti per operazioni

inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo

di concorso nel reato previsto dall'articolo 2;

b) chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni

inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo

di concorso nel reato previsto dall'articolo 8.


Art. 10.

Occultamento o distruzione di documenti contabili


1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con

la reclusione da tre a sette anni chiunque, al fine

di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di

consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in

parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la

conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi

o del volume di affari.

Art. 10-bis

Omesso versamento di ritenute dovute o certificate


1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non

versa entro il termine previsto per la presentazione della

dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla

base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione

rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a

centomila euro per ciascun periodo d'imposta.


Art. 10-ter

Omesso versamento di IVA


1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque

non versa, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo

al periodo d'imposta successivo, l'imposta sul valore aggiunto dovuta

in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro

centocinquantamila per ciascun periodo d'imposta.


Art. 10-quater

Indebita compensazione


1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque

non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi

dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241,

crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila

euro.

2. È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni

chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai

sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241,

crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila

euro.


Art. 11

Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte


1. È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque,

al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore

aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a

dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro

cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti

sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte

inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l'ammontare delle

imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si

applica la reclusione da un anno a sei anni.

2. È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque,

al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei

tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata

ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un

ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi

per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila. Se

l'ammontare di cui al periodo precedente è superiore ad euro

duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.


Titolo III DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 12.

Pene accessorie


1. La condanna per taluno dei delitti previsti dal presente decreto

importa:

a) l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche

e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non

superiore a tre anni;

b) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione

per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni;

c) l'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza

in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non

superiore a cinque anni;

d) l'interdizione perpetua dall'ufficio di componente di

commissione tributaria;

e) la pubblicazione della sentenza a norma dell'articolo 36 del

codice penale.

2. La condanna per taluno dei delitti previsti dagli articoli 2, 3

e 8 importa altresì l'interdizione dai pubblici uffici per un

periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni, salvo

che ricorrano le circostanze previste dagli articoli 2, comma 3, e 8,

comma 3.

2-bis. Per i delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del

presente decreto l'istituto della sospensione condizionale della pena

di cui all'articolo 163 del codice penale non trova applicazione nei

casi in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: a)

l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore al 30 per cento del

volume d'affari; b) l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore a

tre milioni di euro.


Art. 12-bis

Confisca


1. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta

delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale

per uno dei delitti previsti dal presente decreto, è sempre ordinata

la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo,

salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando

essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la

disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o

profitto.

2. La confisca non opera per la parte che il contribuente si

impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestro. Nel caso

di mancato versamento la confisca è sempre disposta.


Art. 12-ter

Casi particolari di confisca


1. Nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma

dell'articolo 444 del codice di procedura penale per taluno dei

delitti previsti dal presente decreto, diversi da quelli previsti

dagli articoli 10-bis e 10-ter, si applica l'articolo 240-bis del

codice penale quando:

a) l'ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a

euro centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 2;

b) l'imposta evasa è superiore a euro centomila nel caso dei

delitti previsti dagli articoli 3 e 5, comma 1;

c) l'ammontare delle ritenute non versate è superiore a euro

centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 5, comma 1-bis;

d) l'importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o

nei documenti è superiore a euro centomila nel caso del delitto

previsto dall'articolo 8;

e) l'indebita compensazione ha ad oggetto crediti non

spettanti o inesistenti superiori a euro centomila nel caso del

delitto previsto dall'articolo 10-quater;

f) l'ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è

superiore ad euro centomila nel caso del delitto previsto

dall'articolo 11, comma 1;

g) l'ammontare degli elementi attivi inferiori a quelli

effettivi o degli elementi passivi fittizi è superiore a euro

centomila nel caso del delitto previsto dall'articolo 11, comma 2;

h) è pronunciata condanna o applicazione di pena per i

delitti previsti dagli articoli 4 e 10.


Art. 13.

Causa di non punibilità. Pagamento del debito tributario


1. I reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma

1, non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del

dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni

amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale

pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali

procedure conciliative e di adesione all'accertamento previste dalle

norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.

2. I reati di cui agli articoli 4 e 5 non sono punibili se i debiti

tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante

integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento

operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il

termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo

d'imposta successivo, sempreché il ravvedimento o la presentazione

siano intervenuti prima che l'autore del reato abbia avuto formale

conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di

qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti

penali.

3. Qualora, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento

di primo grado, il debito tributario sia in fase di estinzione

mediante rateizzazione, anche ai fini dell'applicabilità

dell'articolo 13-bis, è dato un termine di tre mesi per il pagamento

del debito residuo. In tal caso la prescrizione è sospesa. Il

Giudice ha facoltà di prorogare tale termine una sola volta per non

oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario, ferma restando la

sospensione della prescrizione.

Art. 13-bis.

Circostanze del reato


1. Fuori dai casi di non punibilità, le pene per i delitti di

cui al presente decreto sono diminuite fino alla metà e non si

applicano le pene accessorie indicate nell'articolo 12 se, prima

della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i

debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono

stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti,

anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione

all'accertamento previste dalle norme tributarie.

2. Per i delitti di cui al presente decreto l'applicazione della

pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale può

essere chiesta dalle parti solo quando ricorra la circostanza di cui

al comma 1, nonché il ravvedimento operoso, fatte salve le ipotesi

di cui all'articolo 13, commi 1 e 2.

3. Le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono

aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente

nell'esercizio dell'attività di consulenza fiscale svolta da un

professionista o da un intermediario finanziario o bancario

attraverso l'elaborazione o la commercializzazione di modelli di

evasione fiscale.


Art. 14.

Circostanza attenuante. Riparazione dell'offesa nel caso di

estinzione per prescrizione del debito tributario


1. Se i debiti indicati nell'articolo 13 risultano estinti per

prescrizione o per decadenza, l'imputato di taluno dei delitti

previsti dal presente decreto può chiedere di essere ammesso a

pagare, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di

primo grado, una somma, da lui indicata, a titolo di equa riparazione

dell'offesa recata all'interesse pubblico tutelato dalla norma

violata.

2. La somma, commisurata alla gravità dell'offesa, non può essere

comunque inferiore a quella risultante dal ragguaglio a norma

dell'articolo 135 del codice penale della pena minima prevista per il

delitto contestato.

3. Il giudice, sentito il pubblico ministero, se ritiene congrua la

somma, fissa con ordinanza un termine non superiore a dieci giorni

per il pagamento.

4. Se il pagamento è eseguito nel termine, la pena è diminuita

fino alla metà e non si applicano le pene accessorie indicate

nell'articolo 12. Si osserva la disposizione prevista dal comma 3

dell'articolo 13.

5. Nel caso di assoluzione o di proscioglimento la somma pagata è

restituita.


Art. 15.

Violazioni dipendenti da interpretazione delle norme tributarie


1. Al di fuori dei casi in cui la punibilità è esclusa a norma

dell'articolo 47, terzo comma, del codice penale, non danno luogo a

fatti punibili ai sensi del presente decreto le violazioni di norme

tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla

loro portata e sul loro ambito di applicazione.


Art. 16

(ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 24 SETTEMBRE 2015, N. 158)


Art. 17.

Interruzione della prescrizione

1. Il corso della prescrizione per i delitti previsti dal presente

decreto è interrotto, oltre che dagli atti indicati nell'articolo

160 del codice penale, dal verbale di constatazione o dall'atto di

accertamento delle relative violazioni.

1-bis. I termini di prescrizione per i delitti previsti dagli

articoli da 2 a 10 del presente decreto sono elevati di un terzo.


Art. 18.

Competenza per territorio

1. Salvo quanto previsto dai commi 2 e 3, se la competenza per

territorio per i delitti previsti dal presente decreto non può

essere determinata a norma dell'articolo 8 del codice di procedura

penale, è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

2. Per i delitti previsti dal capo I del titolo II il reato si

considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio

fiscale. Se il domicilio fiscale è all'estero è competente il

giudice del luogo di accertamento del reato.

3. Nel caso previsto dal comma 2 dell'articolo 8, se le fatture o

gli altri documenti per operazioni inesistenti sono stati emessi o

rilasciati in luoghi rientranti in diversi circondari, è competente

il giudice di uno di tali luoghi in cui ha sede l'ufficio del

pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia

di reato nel registro previsto dall'articolo 335 del codice di

procedura penale.


Art. 18-bis.

Custodia giudiziale dei beni sequestrati


1. I beni sequestrati nell'ambito dei procedimenti penali

relativi ai delitti previsti dal presente decreto e a ogni altro

delitto tributario, diversi dal denaro e dalle disponibilità

finanziarie, possono essere affidati dall'autorità giudiziaria in

custodia giudiziale, agli organi dell'amministrazione finanziaria che

ne facciano richiesta per le proprie esigenze operative.

2. Restano ferme le disposizioni dell'articolo 61, comma 23, del

decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dell'articolo 2 del

decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con

modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.


Titolo IV RAPPORTI CON IL SISTEMA SANZIONATORIO AMMINISTRATIVO E FRA PROCEDIMENTI

Art. 19.

Principio di specialità


1. Quando uno stesso fatto è punito da una delle disposizioni del

titolo II e da una disposizione che prevede una sanzione

amministrativa, si applica la disposizione speciale.

2. Permane, in ogni caso, la responsabilità per la sanzione

amministrativa dei soggetti indicati nell'articolo 11, comma 1, del

decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, che non siano persone

fisiche concorrenti nel reato.


Art. 20.

Rapporti tra procedimento penale e processo tributario


1. Il procedimento amministrativo di accertamento ed il processo

tributario non possono essere sospesi per la pendenza del

procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti o fatti dal

cui accertamento comunque dipende la relativa definizione.


Art. 21.

Sanzioni amministrative per le violazioni ritenute penalmente

rilevanti


1. L'ufficio competente irroga comunque le sanzioni amministrative

relative alle violazioni tributarie fatte oggetto di notizia di

reato.

2. Tali sanzioni non sono eseguibili nei confronti dei soggetti

diversi da quelli indicali dall'articolo 19, comma 2, salvo che il

procedimento penale sia definito con provvedimento di archiviazione o

sentenza irrevocabile di assoluzione o di proscioglimento con formula

che esclude la rilevanza penale del fatto. In quest'ultimo caso, i

termini per la riscossione decorrono dalla data in cui il

provvedimento di archiviazione o la sentenza sono comunicati

all'ufficio competente; alla comunicazione provvede la cancelleria

del giudice che li ha emessi.

3. Nei casi di irrogazione di un'unica sanzione amministrativa per

più violazioni tributarie in concorso o continuazione fra loro, a

norma dell'articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.

472, alcune delle quali soltanto penalmente rilevanti, la

disposizione del comma 2 del presente articolo opera solo per la

parte della sanzione eccedente quella che sarebbe stata applicabile

in relazione alle violazioni non penalmente rilevanti.


Titolo V DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO E FINALI

Art. 22.

Modalità di documentazione dell'avvenuta estinzione dei debiti

tributari


1. Con decreto del Ministero delle finanze, emanato entro sessanta

giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, sono stabilite

le modalità di documentazione dell'avvenuta estinzione dei debiti

tributari indicati nell'articolo 13 e di versamento delle somme

indicate nell'articolo 14, comma 3.


Art. 23.

Modifiche in tema di utilizzazione di documenti da parte della

Guardia di finanza


1. Nell'articolo 63, primo comma, secondo periodo, del decreto del

Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e nell'articolo

33, terzo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole: "previa

autorizzazione dell'autorità giudiziaria in relazione alle norme che

disciplinano il segreto" sono sostituite dalle seguenti: "previa

autorizzazione dell'autorità giudiziaria, che può essere concessa

anche in deroga all'articolo 329 del codice di procedura penale".


Art. 24.

Modifica dell'articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18


1. L'ottavo comma dell'articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n.

18, è sostituito dal seguente:

"Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque manomette o

comunque altera gli apparecchi misuratori previsti nell'articolo 1 o

fa uso di essi allorché siano stati manomessi o alterati o consente

che altri ne faccia uso al fine di eludere le disposizioni della

presente legge è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.032,91

(lire due milioni) a euro 7.746,85 (lire quindici milioni). Con la stessa sanzione è

punito, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, allo stesso

fine, forma in tutto o in parte stampati, documenti o registri

prescritti dai decreti indicati nell'articolo 1 o li altera e ne fa

uso o consente che altri ne faccia uso; nonché chiunque, senza avere

concorso nella falsificazione, fa uso degli stessi stampati,

documenti o registri.".


Art. 25.

Abrogazioni


1. Sono abrogati:

a) l'articolo 97, sesto comma, del decreto del Presidente della

Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;

b) l'articolo 8, undicesimo comma, della legge 10 maggio 1976, n.

249;

c) l'articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della

Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627;

d) il titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429,

convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516;

e) l'articolo 3, quarto comma, della legge 25 novembre 1983, n.

649;

f) l'articolo 2, quarto comma, del decreto-legge 29 dicembre

1983, n. 746, convertito, con modificazioni, nella legge 27 gennaio

1984, n. 17;

g) l'articolo 1, quarto comma, secondo periodo, del decreto-legge

28 novembre 1984, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge

25 gennaio 1985, n. 60;

h) l'articolo 2, commi 27 e 28, e l'articolo 3, comma 14, del

decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con

modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17;

i) l'articolo 12, comma 13, della legge 30 dicembre 1991, n. 413;

l) l'articolo 54, comma 8, del decreto-legge 30 agosto 1993, n.

331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n.

427;

m) l'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n.

669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n.

30.

2. È abrogata ogni altra disposizione incompatibile con il

presente decreto.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.


Dato a Roma, addi' 10 marzo 2000

CIAMPI

D'Alema, Presidente del Consiglio dei

Ministri

Visco, Ministro delle finanze

Diliberto, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Diliberto